domenica 4 ottobre 2009

O ME MISSINA SI DI LU PILORU…

NA SPLENDIDA RIGINA NU GRAN TISORU, U ZEFIRU D’INCANTU L’ARIA SPIRA, U MARI, U SULI, U CELU TI RISCHIARA…

 

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MESSINA VEDUTA DELLO STRETTO
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Una vecchia canzone registrata su nastro (quei nastri stile pizza) con un registratore “geloso” in  un pomeriggio passato in casa con una decina di ragazzi  tirati fuori da una situazione incresciosa e ridicola, generata “da babbaria” del  loro accompagnatore, diciamo che  aveva peccato di “eccesso di fiducia” unita a una buona dose di megalomania (il marchio di fabbrica della dinastia da parte materna, mi va di culo che ho ereditato per intero il DNA paterno), il suo orgoglio deve essere andato in frantumi non per la situazione creatasi, ma per essere stato tirato fuori dai guai “dalla pecora nera della famiglia”, che a ogni infornata di ragazzi che salivano nelle macchine per essere distribuiti nelle nostre case in attesa del treno che li riportasse a Messina,  si sganasciava dicendo: Ok, altri ostaggi liberati.

Guardando lo scempio della mia città mi e’ venuta in mente quella giornata e quei ragazzi che si sono esibiti a mio uso e consumo davanti a un registratore,  creandomi  un nodo di commozione alla gola, oggi la canticchiavo, malignamente ho concluso…

…e tinni stai calannu o funnu, provincia babba eri e provincia babba  resti.

Messina è un territorio senza radici etniche, una città che non ha cittadini propri che ne difendano la storia, Messina esiste, i Messinesi no, mi spiego con un sunto di storia.

Messina vede la luce nel  735 a.C. col nome ZANCLE che significa FALCE, dalla forma del suo porto, appunto a forma di falce.

Sulle origini etniche dei primi abitanti del territorio non c’è univocità: Siculi, Greci, Calcidesi, Cumani.

La sua posizione geografica la rende appetibile, a partire dal 494 a.C., a cicli storici costanti viene rasa al suolo e caparbiamente ricostruita, subisce una lunga serie di colonizzazioni, cominciano nel 494 i Milesi, 475 Anassilla che le cambia il nome in MESSENE prima e MESSANA dopo, 426 Ateniesi, 425 Siracusa, nel 396, rea di aver appoggiato ACRAGAS viene prima saccheggiata e poi distrutta fino alle sue fondamenta dai Cartaginesi.

Viene riedificata dal tiranno di Siracusa Dionisio che, per difendersi da altri attacchi fonda due rocche che guardano il mare, Tindari e Taormina, nel 282 viene invasa dai Mamertini che nel 264 la elargiscono ai Romani di Appio Claudio.

Nel 48 passa Giulio Cesare, nel 36 Sesto Pompeo ci fa una sosta stabilendovi il suo quartier generale nella guerra contro Ottaviano, questo vale a Messina un declassamento a “municipio romano”, ciò non toglie che resta una città florida e prospera, tutto questo Avanti Cristo.

Dopo Cristo.

468 passano i barbari di Genserico, re dei  vandali, nel 476 Odoacre re dei Goti, segue il bizantino Belisario, inviato da Giustiniano, passa dal dominio Bizantino a quello degli imperatori romani di Bisanzio che restano fino all’831, anno della definitiva occupazione Araba, una tregua che finisce nel 1060 con la calata dei Normanni, nel 1266 una capatina la fanno gli Angioini, nel 1282 un’occhiata la danno gli Aragonesi, nel 1342 tornano gli Angioni, nel 1392…a rieccoli, gli Aragonesi, altra tregua.

Nel 1600 la città conta 120 mila abitanti, nel 1659 arrivano i Borboni e tra rivolte sedate nel sangue ed esiliati, la popolazione si riduce a 11 mila abitanti, nel 1702 un indulto permette ai fuorisciti di tornare, dal 1734 tutta la Sicilia e’ sotto il dominio dei Borboni.

Tregua? Naaa…nel 1743 viene colpita dalla peste, 40 mila morti, il tempo di prendere fiato e nel 1783 un terremoto ne ammazza altri 7 mila, Messina prende parte alle rivolte per far sloggiare i Borboni e dal 1861 una tregua, quella bastante a rimpolpare il numero degli abitanti.

Il 28 dicembre del 1908 viene sbriciolata, rasa al suolo da un violento terremoto, 60 mila morti, all’inizio del 1909 Messina conta 5 mila abitanti.

Lentamente rinasce, direte, finalmente è finita, ma va…tra il 1940 e il 1943 le piovono addosso 30 mila bombe tutte esplose.

Col dopoguerra comincia la tregua, la ricostruzione, l’economia che tiene attraverso i collegamenti dei traghetti  tra Messina, Reggio Calabria e Villa S.Giovanni, i Cantieri navali Rodriguez, l’avvento di una linea privata dei traghetti, Caronte, il miraggio del lavoro attira gente dalla Calabria e dall’entroterra della Sicilia, il che significa che il Messinese come etnia non esiste, la città si, il cittadino no. Esiste l’immigrato stanziale che non ha potuto dare vita a una dinastia in quanto, tra invasioni, saccheggi, dominazioni di ogni tipo, emigrazioni,  il messinese con radici storiche non esiste, il mio dialetto e’ la testimonianza di quanto affermo, la scatola in dialetto messinese è “buatta”, in francese “boat” e vi risparmio il resto.

La città è abitata da apolidi stanziali, quelli che, trovato il posto che procura cibo vi piantano quattro assi, un tetto di lamiera e va bene così, le baracche si vendono, chi esce dalla baracca per entrare in una casa popolare, vende la magione perpetuando i “quartieri signorili”, il mondo politico sa e non muove un dito, nessuno si priva di un serbatoio di voti garantito dall’assistenzialismo.

Amo la mia città come un’amante ama una donna che sa dover condividere, l'ama ma con astio, andandomene non sono riuscita a buttarmi dietro le spalle il fatidico pugno di sale che nella tradizione Messinese significa “a mai più ritornare”, la mia infanzia e la mia adolescenza sono radicate la, ma non posso non criticare le scelte scellerate che ha fatto, consegnarsi mani e piedi a una classe dirigente clericale, reazionaria e in qualche caso mafiosa, tutto inizia con la ricostruzione del dopoguerra e con il boom economico italiano, a partire dagli anni sessanta la speculazione edilizia dissennata e selvaggia costruisce sulle pendici delle colline sabbiose dei monti S. Rizzo. Quello che è successo a Giampilieri è solo la conseguenza del malaffare, quello che succederà con la prima colata di cemento che darà vita al ponte…andate a visitare Torre Faro, Ganzirri e quella parte di costa, prima che vada a fondo, del resto, per Messina non ci saranno “Porte a Porte”, sono sicura che Bertolaso se n’è andato tranquillo, qualcuno deve averlo rassicurato dicendogli:

TRANQUILLO, MESSINA COSA NOSTRA E’.

A me sale una sola invettiva contro gli amministratori dell’Isola parafrasando "cavalleria rusticana":

Aviti aviri na malanova o ionnu fino a quannu campati.

sabato 3 ottobre 2009

NON ACCETTO BAVAGLI ALLLA RETE, NON ACCETTO BAVAGLI ALLA LIBERTA’ D’ESPRESSIONE

Non e’ il primo post che dedico a questo tema, vorrei che fosse l’ultimo, so che e’ una pia illusione, ci hanno provato in tanti, dalla Carlucci a D’alia, da Alfano all’ultima coppia che voleva mettersi in mostra, solo che uno dei due è un esimio signor nessuno, l’altro e’ quello che ha insultato la memoria di Don Peppino Diana, prete di frontiera, dandogli del camorrista, l’etica dell’avvocato Pecorella fa parte della “morale politica” vantata dal signor B. dalle mie parti questa morale si esprime come segue

“ama a diu e futti o prossimu, tantu, ti cunfessi e cu nu segnu i cruci e vinti mila liri ti passa u scantu”

ATTENTI A QUESTI DUE

come un batterio infettivo vanno debellati con un antibiotico sociale che si chiama protesta.

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Guardateli e ricordatevi, vogliono riportarci indietro di 62 anni, al 1947, se avessi voluto vivere nel passato mi sarei iscritta al club “le ragazze di ieri”, sono una donna di oggi e l’unica cosa che accetto del passato sono i trattati di storia comparata, la paleo architettura e l’archeologia, per il resto guardo al domani, a un domani privo di figuri che oltre a succhiare sangue allo Stato, quindi a noi, pretendono che ce ne stiamo zitti e proni, non ho temuto la vecchia DC con i suoi rappresentanti fondamentalisti scudo-crociato, non temo un nugolo di rampantisti, arrivisti, faccendieri, avvocatuncoli e polituncoli da strapazzo che ieri urlavano “Berlusconi mafioso e intrallazzatore” oggi si prestano a fare da carta igienica dello stesso. In caso di guerra, gente come questa la vorrei sempre davanti, unico modo di non beccarmi una pallottola alla schiena.

A quei due e a chi tiene loro banco consiglio una lettura “Trattato sulla tolleranza” di Voltaire, possibilmente in francese per non perdere il senso reale dell’opera, ma se proprio non conoscono la lingua, va benissimo l’italiano.

Mi sono scocciata di ripetere le cose, a cadenze fisse succede, smette l'alitosi mentale di uno e si presenta la cattiva digestione di un altro, finirò col mettere in rete la ragione che mi ha portata a dare il nome a questo blog, la terra vista da un pianeta distante 100 milioni di anni luce. Sono sicura che mi butteranno fuori dalla rete, ma almeno mi levo il gusto.

 

venerdì 2 ottobre 2009

I LIBRI DI SATIRA VALGONO LA PENA, QUESTO VALE DI PIU’

Si, pubblicità sfacciata e senza fronzoli, quando il risultato finale è quello descritto dall’autore divento faziosa, di parte, da non trascurare che ho risolto un paio di pensierini per Natale,  cosa aspettate?

Le mie vignette diventano libro e nasce iPOD nano, la mia prima raccolta satirica.
122 pagine piene zeppe di vignette con la prefazione dell'amico Gianfranco Uber.
Il ricavato della vendita andrà devoluto interamente ad una casa famiglia della Sicilia 
con il desiderio di regalare un sorriso ad ogni bambino ospitato, attraverso un piccolo dono di Natale.
Se volete partecipare trovate sotto il link per poter acquistare il libro.
€ 7,50
Grazie
Luigi

 

Ps: visto che continuo ad essere una imbranata nel fare copia e incolla o linkare indirizzi, nel caso qualche finestra non si aprisse, cliccate sull’indirizzo dell’autore, da lui funziona tutto…ai signori che citavamo ieri, che ne direste di partecipare massivamente omaggiando le vostre segreterie di questo libro?