venerdì 4 febbraio 2011

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L’UOMO DEL COLLE HA DETTO NO, GRAZIE PRESIDENTE

 

"Non ci sono le condizioni per varare il decreto". "Non sussistono - è scritto in una nota del Quirinale - le condizioni per procedere alla richiesta emanazione, non essendosi con tutta evidenza perfezionato il procedimento per l'esercizio della delega previsto dai commi 3 e 4 dall'art. 2 della legge n. 42 del 2009 che sanciscono l'obbligo di rendere comunicazioni alle Camere prima di una possibile approvazione definitiva del decreto in difformità dagli orientamenti parlamentari".

 

E adesso chi glielo spiega al senatur che si è calato nella fogna della contestazione solo per parare il deretano al califfo?

 

Rispedita al mittente prima ancora di riceverla, chissà cosa starà pensando Castelli.

domenica 30 gennaio 2011

“EVERSORE E DISTURBATO”

Domenica all’insegna della neve, del blocco automobilistico a causa delle polveri sottili e della lettura, alle 12.00 ho acceso il tubo catodico per il TG3 e via via mi sono spostata per seguire altri TG, per approdare all’Annunziata con il suo “In mezz’ora”, ospite “baffino”.

Man mano che “baffino”  spiegava ai “comuni mortali” le sue visioni condivise dalla conduttrice, sentivo l’adrenalina scattare, quando ha finito il suo discorso Pilatesco sono volata verso la tastiera, nelle mie intenzioni c’era di proporre un link tratto da “Il fatto quotidiano”, ma dopo che Ponzio Pilato baffino ha parlato dei Magistrati ci ho ripensato, non tutti aprono i link, ho copiato e incollato il pezzo così com’è, compresa l’introduzione della redazione.

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La provocazione di Pasquale Profiti, magistrato “eversore e disturbato”

 

Pubblichiamo l'intervento del presidente dell'Associazione nazionale dei magistrati del Trentino Alto Adige all'inaugurazione dell'anno giudiziario 2011

 

Sono un magistrato italiano ed oggi rappresento molti altri magistrati, come me.

 

A nome mio ed a nome loro, oggi, finalmente, confessiamo.

 

Confessiamo di essere effettivamente degli eversori, come qualcuno ritiene. Applichiamo, infatti, le regole della nostra Costituzione e delle nostre leggi con la stessa imparzialità ed impegno agli immigrati clandestini ed ai potenti, agli emarginati ed a coloro che gestiscono le leve della finanza, della politica, dell’informazione. E’ vero, siamo degli eversori perché, insieme a CALAMANDREI, riteniamo la Costituzione e la Corte Costituzionale una “garanzia con cui il singolo è messo in grado di difendere il suo diritto contro gli attentati dello stesso legislatore o del governo”. Questo, oggi, vuol dire essere eversori.

 

Confessiamo di essere veramente, come è stato sostenuto, disturbati mentali, perché solo chi è tale continua a credere nel servizio giustizia, quando non sai se il giorno dopo ci sarà qualcuno che presterà assistenza al tuo computer, quando vedi che gli indispensabili collaboratori che vanno in pensione non sono  sostituiti, quando per poter lavorare condividi stanze anguste con colleghi o assistenti, quando in ferie scrivi sentenze o prepari provvedimenti, quando, nonostante ciò, sei accusato di protagonismo e di perder tempo in conferenze o convegni.

 

Confessiamo di non poter sempre soddisfare l’opinione pubblica se la Costituzione e le leggi ce lo vietano,  perché assolviamo chi riteniamo innocente anche se ciò non porta consensi,  condanniamo chi riteniamo colpevole sulla base della rigorosa valutazione delle prove anche quando i sondaggi, veri o falsi che siano, non ci confortano, e valutiamo la responsabilità dei singoli anche quando chi governa  vorrebbe una risposta dura, anche a scapito del singolo, a fenomeni di violenza collettiva.

 

Confessiamo, è vero, di sovvertire il voto degli italiani perché avendo giurato sulla Costituzione Repubblicana,  riteniamo, con Einaudi, che quella Costituzione imponga  ai magistrati di utilizzare i freni che “hanno per iscopo di limitare la libertà di legiferare e di operare dei ceti politici governanti, scelti dalla maggioranza degli elettori. Quei freni che “tutelano la maggioranza contro la tirannia di chi altrimenti agirebbe in suo nome”, quei freni che impongono la disapplicazione delle leggi in contrasto con le norme europee o l’incostituzionalità quando violano norme di diritto internazionale.

 

Confessiamo di essere politicizzati e non vogliamo essere apolitici come dichiaravano di esserlo la maggioranza dei magistrati fascisti o i magistrati iscritti alla P2 o i magistrati che per avere qualche posto direttivo o semidirettivo si appoggiano a potenti o faccendieri di turno, frequentano salotti buoni, fanno la telefonata agli amici o utilizzano il loro ruolo per avere sconti, gadget, ingressi o servizi gratuiti. Siamo politicizzati e vogliamo esserlo perché applichiamo la legge con il giusto rigore anche a chi governa, a chi potrebbe favorirci, consapevoli che saremmo apolitici solo se non disturbassimo le classi dirigenti, le élite al potere che vogliono essere al di sopra delle regole.

 

Confessiamo anche di fare proselitismo della nostra eversione, raccontando in Italia ed all’estero le ragioni della nostra autonomia e della nostra indipendenza, i motivi per cui riteniamo che nel nostro paese, oggi più di ieri, quell’assetto costituzionale della magistratura sia essenziale per evitare che gli interessi di parte prevalgano sempre e comunque sugli interessi della collettività, perché l’Italia non possa permettersi un diverso assetto della magistratura quando tra i suoi rappresentanti in Parlamento o negli enti locali siedono condannati per reati gravissimi e la giustizia sia terreno di aggressioni inimmaginabili per gli altri paesi democratici.

 

Confessiamo, una volta per tutte, di essere toghe rosse; siamo rossi, rubando ancora una volta le parole a Piero CALAMANDREI, “perché sempre, tra le tante sofferenze che attendono il giudice giusto, vi è anche quella di sentirsi accusare, quando non è disposto a servire una fazione, di essere al servizio della fazione contraria”; siamo rossi anche se non sappiamo cosa ciò esattamente significhi, perché per noi il rosso è principalmente il sangue dei colleghi uccisi per il loro lavoro.

 

Confessiamo anche di avere dei correi, il personale amministrativo senza il quale non potremmo commettere da soli le nostro colpe; molti di loro condividono la nostra eversione ed i nostri disturbi mentali se è vero che accettano di svolgere lavori superiori alle loro mansioni ed al loro stipendio, condividono le nostre stesse stanze anguste, le nostre incertezze sul futuro dei progetti organizzativi ministeriali.

Ci spiace confessare che anche numerosi appartenenti alle forze dell’ordine, incredibilmente, ritengono, come noi, che nessuno sia sopra la legge e vedendoci lavorare quotidianamente si rendono conto che l’eversione di molti di noi è uguale alla loro: rendere alla collettività il servizio per il quale siamo pagati, senza concedere che qualcuno possa stare al di sopra delle regole.

 

Confessiamo, infine, che per noi il 29 gennaio è la data in cui ricordiamo Emilio Alessandrini, Pubblico Ministero a Milano che oggi, 32 anni fa, veniva ucciso dagli eversori, quelli veri, quelli che al posto della nostra arma, la Costituzione, utilizzavano le pistole. Mi piacerebbe, sig. Presidente, che al termine del mio intervento non vi fossero applausi, rituali o spontanei, formali o calorosi che siano, ma il silenzio, magari in piedi, dedicato al collega ucciso dai terroristi, affinché la sua memoria ci illumini oggi e, ancor di più, da domani.

 

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Condivido la loro eversione ed i loro disturbi mentali e dico:

 

 

Questa pagina, per chi decide di entrare in Magistratura, dovrebbe diventare unitamente alla Costituzione, quello che per i medici è il Giuramento di Ippocrate, va ben oltre il belato di Caselli “la misura è colma”, questa “confessione” è il manifesto della dignità che non si lascia calpestare.

 

 

Grazie Dottor Pasquale Profiti, grazie di avermi fatto sapere che esistono “eversori e disturbati” come me, mi sento meno sola.

 

 

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venerdì 28 gennaio 2011

CANTO 6°

Il ministro dei Beni Culturali l’ha sfangata, chi ha presentato la mozione di sfiducia si è scordato la data della discussione e del voto, 16 assenti e di questi solo 4 in missione, la sfiducia è stata respinta con 292 si, 314 no e due astenuti, il ministro dei Beni Culturali si è subito esibito in uno dei soliti pistolotti che (per me), necessitano di traduzione in senso logico, chissà se scriverà qualche sonetto sul tema.

C’è chi lo ha fatto, parafrasando un canto dell’inferno ha creato un capolavoro di satira.

Inferno Reloaded VI, 82-117 (il canto di Bondi)

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by Waxen

IL CANTO DI BONDI

[...]

mi volsi e ‘l mio guardare non potette
mancare di posarsi su un figuro
dalle movenze sghembe ed imperfette.

Rideva, barcollando, contro un muro,
petando come un obice inceppato
zaffate di un aroma atroce e impuro.

“Chi sei?”, gli chiesi, accorto e spaventato.
Rispuosemi: “Son Sandro, e fui poeta,
frequentator di camera e senato,

e poi ministro, mistico ed asceta,
pel grande Silvio, pria che m’infartuassi.
Adesso vago, irriso e senza meta.

Ma tu chi sei, che avanzi a grandi passi?”.
“Mi chiamo Dante” – dissi – “o vermo informe,
ch’hai pascolato fiero in mezzo ai crassi.

Ma contravvieni, adesso, a quelle norme
che sono d’uso in quelle losche bande
che fanno stragi a colpi di riforme

e dimmi: che ti lega a queste lande?”.
Rispuosemi: “Onanismo è il mio peccato.
Un moncherino vanto come glande,

giàcché, sfregando, tutto ho consumato
quel poco che natura avea concesso.
Qualcuno, a volte, pure mi ha accusato

di darmi ad atti riguardanti il sesso
fra uomini, o animali, o anche entrambi;
ma non ricordo se sia mai successo:

si tratterebbe d’esseri assai strambi
per perpetrar con me tal fatti osceni.
Però, lo sai che c’è? due colpi a Bambi…”

Udendo tali verbi i miei surreni
lasciàro andar ‘sì tanta adrenalina
che corsi via volando, senza freni,

scalando in fuga l’erta più vicina,
per incontrar soggetti meno orrendi
e far tornar la comedìa “divina”.

http://www.waxen.it/

Blog consigliato nei casi di desiderio di fuga dalle solite notizie depressive.