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mercoledì 2 settembre 2009

ULTIME CARTOLINE DAL BASSO SULCIS

Sabato saremo di nuovo a Torino, si riprende il tran tran del quotidiano, con le incazzature da traffico isterico e costrizioni da formalismo cittadino.

Le cose che mi mancheranno di Porto Pino per i prossimi 11 mesi sono moltissime, al primo posto il mare, il profumo dei pini e della salsedine, l’aria tersa con i suoi odori, il sole che scalda e colora (e se non fai attenzione ti trasforma in una bistecca al sangue).

Mi mancherà il cielo notturno, la veranda della cucina, la libertà di stare in costume o in mutande dentro e fuori casa, le piante da frutta che negli anni, fregandosene dei prodotti antiparassitari di vecchia e nuova generazione, sono cresciute dando frutti dal sapore netto, i fichi bianchi e neri, le prugne, i fichi d’india e le mandorle, mi mancheranno i sapori dei pomodori carnosi, delle melanzane grigliate, del pane con le olive, delle salsicce e delle orate al sale cotte alla griglia, insomma, mi mancherà il passo lento del quotidiano a queste latitudini,  il parcheggio quando vado in paese o in spiaggia, mi mancherà il sorriso della gente del posto, disponibile senza essere servile, l’orgoglio dell’appartenenza degli Arresini.

Mi mancheranno le toppate di mio marito e suo fratello improvvisati marinai, riescono ad adagiarsi sul fondale per eccesso di carico  e ieri sono stati superlativi:

hanno perso l’ancora.

Non mi mancheranno i cafonal che anno dopo anno crescono di numero, i camperisti che arrivano come le cavallette lasciandosi dietro (alla partenza) una scia di escrementi a terra e sacchetti di spazzatura lungo la provinciale, quelli che non spendono un euro per un portacenere da spiaggia e costellano l’arenile di mozziconi, insomma, sono quelli che sparano parole a zero sul meridione e quando ci vengono sparano la spazzatura dalle macchine in corsa o l’appendono ai rami dei pini…e i cassonetti sono a due metri di distanza, ognuno porta con se la propria educazione. Insomma, non mi mancheranno “i continentali”, almeno, una fetta di loro.

Dovrò aggiornarmi sugli ultimi avvenimenti, scarsi e brevi collegamenti in rete mi hanno impedito la lettura dei giornali nazionali, per mandare una mail questa mattina mi sono fermata accanto all’ufficio postale del paese, il televisore di casa è inchiodato su due soli canali, uno trasmette sport e l’altro cartoni animati, L’Unione Sarda dedica due pagine scarne alla politica Italiana (lo trovo giusto, la politica Italiana se ne sbatte dei problemi della Sardegna) e moltissimo ai fatti locali, adoro i quotidiani che raccontano la vita delle piccole frazioni, portano in primo piano la gente comune.

Tornerò sul tema, il flagello della spazzatura lungo la 131 e i comportamenti cafoneschi di molti vacanzieri meritano una analisi approfondita, ora mi fermo lasciando lo spazio a due immagini di questo angolo di Basso Sulcis che, quest’anno ha visto un afflusso enorme di turisti e ne continuano ad arrivare.

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DUNE BIANCHE DI PORTO PINO
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DUNE 2

venerdì 21 agosto 2009

LA PRIMA SETTIMANA DI VACANZE

Siamo arrivati giovedi scorso,  abbiamo fatto il giro della casa e poi a pagare chi ha pulito e  tagliato l’erba attorno  alla stessa, chi ha messo in funzione la caldaia e…lasciamo perdere il resto, il venerdì un salto a Carbonia per la spesa e il giocattolino che permette a Maurizio di non perdere nemmeno una virgola di sport, fargli perdere il gran premio di motociclismo sarebbe equivalso a farmi insultare a vita, ma se avessi saputo che c’e’ un canale che trasmette solo sport, avrei infilato il televisore nel bidone della spazzatura, siamo arrivati a un compromesso, dalle 22.30, il telecomando passa nelle mie mani e quindi su TG3.

Il 15 agosto lo abbiamo passato alle dune bianche, stabilimento balneare e la scottatura è stata d’obbligo, ci riesco tutti gli anni, mi dico sempre che devo tenermi alla larga da Loris, ma poi ci ricasco.

Maurizio ha approfittato del “fermo mare” per fare il contadino, taglio della siepe, rastrello passato per raccogliere i residui di erba secca, raccolta frutta che cresce senza intervento di prodotti chimici, fichi neri, prugne, mandorle e fichi d’india, ho parcheggiato la coscienza fuori dal cancello e…azz…che buoni, da queste parti l’unica cosa che non trovo buona è l’acqua, dovrò decidermi a far ripulire il pozzo, il resto è fuori dall’ordinario, pomodori carnosi e saporiti da sballo delle papille gustative.

Mercoledì sono arrivati i ragazzi e la casa da grande si è ristretta, la nostra camera preferita è la veranda della cucina, era libera, ora ci sono parcheggiate tre sdraio, un monopattino, un triciclo, due tavolini da giardino,  una palla e Bobo sopra i miei piedi, un Cicciobello su una sedia al tavolo della cucina e un castello di non so cosa che occupa una buona fetta del salone, in sintesi, la calma piatta è finita.

Oggi al mare ho preso atto di quanto potere abbia un soldo di cacio che prende padre e nonno per mano esclamando:

“fatemi vedere come usare la maschera e il boccaglio”

Non contenta, si è lasciata andare alle mani di una donna Senegalese che le ha fatto le treccine, a me ha permesso di conoscere uno spicchio di vita di chi, sulle spiaggie offre lavori manuali per 20 euro, un sorriso caldo, pelle color ebano, dita svelte a intrecciare capelli in treccine che sembrano scolpite sul cranio, una raggiera che mette in risalto il viso di Giulia e più di una mamma che guarda ammirata la bravura della donna e il risultato finale, un paio d’ore dopo anche Federica (mia nuora) si sottopone al trattamento, ne approfitto per saperne di più, non mi dice il suo nome, ma racconta senza vene di pietismo che ha tre figli in Senegal e che viene in Italia per l’estate, fa questo lavoro per le spiagge  e alla fine della stagione balneare torna in Senegal.

Penso a quante donne scelgono una strada diversa per fare soldi velocemente e provo ammirazione per questa donna che cuoce al sole facendo scorrere le dita veloci tra i capelli di bambine e adulte, tra accoglienza ammirata come la nostra o battute del BIP come il vicino di ombrellone, ho pagato le treccine per Giulia e Federica tra le proteste di quest’ultima, chissà perché mi sono sembrati quelli che oggi ho speso meglio.